Il benessere organizzativo nei contesti multigenerazionali

Pubblicato da: Salvatore Errante aggiornato il 4 agosto 2022
Salvatore Errante
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benessere organizzativoCon una forza lavoro globale composta da quattro generazioni differenti, ognuna con specifici valori irrinunciabili, peculiarità ed esigenze, è naturale che le aziende siano alla ricerca di un approccio al benessere organizzativo che sia sempre più flessibile e in grado di adattarsi alle necessità individuali.

Continua a leggere l’articolo di oggi per scoprire le best practice efficaci per trattenere i migliori talenti e contrastare il fenomeno delle Grandi Dimissioni.

Perché è necessario personalizzare l’approccio al benessere organizzativo?

La forza lavoro globale oggi è composta da quattro generazioni differenti:

  • Baby Boomers - persone nate tra il 1946 e il 1964
  • Generazione X - persone nate tra il 1965 e il 1980
  • Millennials (o generazione Y) - persone nate tra il 1981 e il 1996
  • Generazione Z - persone nate tra il 1997 e il 2012

Non dovrebbe stupirci dunque che le esigenze e le tendenze in termini di benessere organizzativo siano in costante trasformazione, soprattutto se consideriamo i cambiamenti radicali che stanno caratterizzando la società dall’emergenza sanitaria in poi.

La nuova normalità ha portato con sé una serie di sfide complesse, che vanno dalla capacità di adattamento ai nuovi contesti ibridi (o al cosiddetto full remote) alla necessità di operare alla massima produttività in situazioni di incertezza, fino alla creazione di un clima aziendale che faciliti la motivazione e l’engagement dei collaboratori.

 

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Il passaggio repentino al lavoro da remoto causato dalla pandemia ha cambiato per sempre il paradigma delle maggior parte delle organizzazioni aziendali.

Secondo i dati raccolti nel 2021 da INAPP – l’Istituto Nazionale per le Analisi delle Politiche Pubbliche – citati in questo articolo di Rai News:

“da inizio pandemia sono diventati oltre 7 milioni gli italiani che lavorano da remoto e, di questi, poco più della metà lo fa per almeno tre giorni a settimana”

 

Se durante le fasi più acute dell’emergenza sanitaria il numero di persone che hanno lavorato da casa ha raggiunto quota 9 milioni, in quella che viene ormai definita come la nuova normalità, sono sempre più diffusi i modelli ibridi. La conferma della tendenza alla flessibilità porta con sé non poche sfide per quanto concerne i programmi dedicati al benessere dei collaboratori, da adattare al nuovo contesto o rivedere del tutto.

benessere organizzativoTra i vantaggi del lavoro da remoto, molte persone continuano a evidenziare la maggiore libertà e possibilità di definire un migliore work-life balance. Tuttavia, il rovescio della medaglia riguarda la difficoltà nel disconnettersi e nel comunicare con i colleghi.

Il fenomeno della Great Resignation non è rimasto confinato al mercato del lavoro nordamericano, ma ha iniziato a riguardare anche l’Italia e non solo le generazioni più giovani.

Di fatto, le persone hanno iniziato a nutrire dubbi circa la capacità delle aziende di incontrare le loro nuove esigenze in termini di flessibilità, work-life balance, benessere e soddisfazione personale.

Per saperne di più, abbiamo parlato (anche) di Grandi Dimissioni in questo articolo!

Poiché non è possibile definire un progetto per il benessere aziendale efficace senza prima avere individuato le esigenze individuali delle proprie persone, un approccio generalizzato rischia di non avere alcun valore per alcuni collaboratori che, anche in virtù delle differenze di età, hanno priorità professionali e bisogni diversi.

Alcuni esempi?

Per questioni anagrafiche, la generazione dei Baby Boomer tende ad attribuire maggior valore ai benefit legati alle misure previdenziali integrative o all’assistenza sanitaria.

Anche la Generazione X inizia a interessarsi alle forme di integrazione alla pensione, considerandole prioritarie al pari del trattamento economico.

Le Generazioni Millennial e Z invece sono quelle che valutano con maggiore attenzione gli aspetti legati all’equilibrio lavoro-vita privata e alla flessibilità rispetto a luoghi e orari di lavoro.

I Millennial in particolare definiscono fondamentali le opportunità di crescita e di sviluppo professionale (l’87% degli intervistati in uno studio condotto da Gallup citato in questo articolo di Forbes).

Le persone in questa fascia di età hanno bisogno di vivere una cultura aziendale orientata all’apprendimento continuo per sentirsi più soddisfatte, coinvolte, produttive e - soprattutto - felici.

 


 

Con l’aumento dei contesti organizzativi strutturati in ottica agile, che fanno della flessibilità la leva per rispondere alle costanti trasformazioni del mercato, anche le strategie per migliorare la retention dei collaboratori si stanno evolvendo, andando nella direzione della personalizzazione. Tra queste, troviamo la presenza dei progetti di training aziendale e di coaching, essenziali per supportare l’espressione del potenziale e la valorizzazione dei talenti.

InsideOut ha ideato Enjoy, un prodotto formativo pensato per aiutare le imprese a promuovere il benessere organizzativo, migliorare il clima in azienda e aiutare i collaboratori a:

  • liberare il potenziale personale e professionale
  • sfruttare le proprie attitudini e talenti per raggiungere gli obiettivi professionali
  • gestire le pressioni quotidiane e aumentare il benessere personale
  • affrontare con fiducia i cambiamenti personali e professionali
  • lavorare con piena soddisfazione e felicità

Se desideri conoscere il metodo innovativo che consente ai partecipanti di vivere in prima persona l’esperienza di apprendimento, di mantenere e sviluppare nel tempo le competenze acquisite, prenota una demo personalizzata e gratuita.

 

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Argomenti: felicità in azienda, benessere organizzativo, cultura aziendale, retention dei talenti