Coaching aziendale: il ruolo della motivazione nella sua riuscita

Pubblicato da: Chiara Gorla aggiornato il 15 dicembre 2020
Chiara Gorla
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coaching aziendaleAbbiamo già parlato in un articolo precedente di quanto conti la disponibilità a imparare ai fini del successo e della durata dei risultati di corsi di formazione e coaching aziendale.

È molto importante quindi che il responsabile o il manager si concedano del tempo per condividere con i partecipanti obiettivi e aspettative. L’apprendimento negli adulti, infatti, è selettivo e limitato a ciò che si pensa possa essere effettivamente utile in situazioni di vita privata, professionale o sociale, come ci spiega Malcolm Knowles in Quando l'adulto impara.

Nelle prossime righe esploreremo il tema della motivazione ad imparare e avremo modo di vedere brevemente che cosa ci dicono le neuroscienze in merito al ruolo della motivazione nell’acquisizione di un nuovo comportamento. 

  • Perché decidiamo di imparare?
  • Come ci si motiva a continuare a migliorare?
  • Focus: cervello e apprendimento, una questione di chimica

Coaching aziendale: perché decidiamo di imparare?

Solitamente un adulto sceglie di imparare per conseguire un titolo accademico, per migliorare una capacità personale o sociale e per fare carriera o comunque essere preparato sul lavoro.

Le motivazioni aiutano a definire gli obiettivi che, a loro volta, creano la giusta concentrazione, essenziale per perseverare di fronte a qualche inevitabile battuta d’arresto.

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La decisione di apprendere qualcosa, di solito, ha origine da una di queste due componenti motivazionali:

  1. Reattiva
  2. Proattiva 

Parliamo di motivazioni reattive quando, ad esempio, è il manager a iscrivere il collaboratore a un corso di formazione in azienda oppure quest’ultimo ha bisogno di imparare o migliorare una competenza per timore di perdere il suo posto di lavoro. La reazione conseguente può essere la volontà di apprendimento, ma le sensazioni ad essa associate sono spesso

lo stress, la pressione e l’idea di costrizione.

Le motivazioni proattive, invece, riguardano le persone che progettano l’apprendimento per raggiungere obiettivi professionali, fare carriera o semplicemente per crescere ed evolvere come persone, non solo come professionisti. In questo caso la motivazione è più legata alla responsabilità e all’impegno.

C’è un’altra distinzione all’interno delle motivazioni che ci spingono a imparare, ed è quella che Jenny Rogers presenta nel suo libro Adult Learning, parlando di:

  1. Motivazioni estrinseche: si sceglie di apprendere perché si tratta di un passaggio obbligato per il raggiungimento di un traguardo (una promozione o un diploma)
  2. Motivazioni intrinseche: già l’esperienza di apprendimento è percepita come positiva perché legata allo sviluppo e alla soddisfazione personali.

È più facile apprezzare l’esperienza quando vogliamo imparare qualcosa che reputiamo interessante o particolarmente utile a raggiungere l’obiettivo.

Al contrario, se le motivazioni sono puramente estrinseche, sarà poco probabile perseverare e mantenere la concentrazione nei momenti difficili.

 

Come ci si motiva a continuare a migliorare?

 

Analizzando il comportamento delle persone e dei gruppi di lavoro di successo, possiamo trovare un elemento comune e sicuramente da imitare: l’alternanza della fase di apprendimento e di quella di performance.

Nella fase di apprendimento l'obiettivo è il miglioramento e ci si concentra su qualcosa che ancora non sappiamo fare, aspettandoci anche errori dai quali trarre apprendimenti.

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Nella fase di performance, invece, l'obiettivo è dare il massimo e ci concentriamo su ciò che abbiamo imparato e sappiamo fare, evitando gli errori. 

Spesso, se non miglioriamo nonostante l’impegno profuso è perché passiamo quasi tutto il tempo nella fase di performance, mentre dovrebbe esserci un giusto equilibrio tra questa a quella di apprendimento.

La chiave del miglioramento continuo si trova proprio nel dedicare del tempo alla fase di apprendimento, con il giusto piano di formazione o coaching aziendale è possibile allenare le proprie abilità in fase di apprendimento e applicarle poi nella fase di performance.

Cervello & apprendimento: una questione di chimica

Sappiamo quanto possa essere complicato imparare qualsiasi cosa senza le giuste motivazioni, mentre quando l’argomento o l’attività ci entusiasmano particolarmente, per qualsiasi ragione, l’apprendimento risulta più semplice.

Perché? Il nostro cervello è provvisto di sistemi specializzati nel veicolare non tanto il contenuto dell’esperienza, quanto il valore e l’importanza che ha per il nostro futuro. A svolgere questa funzione sono sostanze chimiche come la dopamina, coinvolta nei processi legati alla motivazione, e la serotonina che gioca un ruolo importante nella regolazione dell’umore, dell'ansia e della felicità.

È inoltre provato da numerose ricerche, ben documentate per esempio da Daniel Goleman, autore di Intelligenza Emotiva, che cos’è e perché può renderci felici, che le emozioni, un tempo considerate completamente scollegate dall’aspetto cognitivo, hanno invece profonde correlazioni con la percezione e l’attenzione e interagiscono con l’apprendimento e la memoria.

Ed è di nuovo proprio nel nostro cervello che possiamo trovare le conferme di questi meccanismi. A funzionare da integrazione tra il lato cognitivo e quello emotivo è l’amigdala, una ghiandola collocata alla base del cervello. Fa parte del sistema limbico, una parte antichissima del nostro cervello che, insieme all’ippocampo, si occupa di processare i ricordi, ma gioca un ruolo importante anche nella regolazione delle reazioni emotive. Terrence Sejnowski, professore di neuroscienze all’Università di San Diego, California, esprime bene l’importanza delle emozioni positive nell’apprendimento, quando sostiene che per imparare in modo efficace, occorre mantenere un’amigdala felice, sottolineando così l’importanza di imparare in condizione emotive serene e, di conseguenza, potenzianti.

Nelle aziende capita spesso che le strategie che dovrebbero incoraggiare la produttività, pur perfette sulla carta, non funzionino perché i collaboratori si sentono limitati o hanno paura di cambiare e sperimentare cose nuove.

La conseguenza è una scarsa capacità di innovarsi e migliorare, non solo per i dipendenti, ma per l’intera organizzazione.

L’apprendimento continuo può essere un grande alleato nella costruzione della fiducia in se stessi. E, insieme alla motivazione a crescere ed evolvere, rappresenta la chiave per il raggiungimento di obiettivi significativi sul piano personale e professionale.

 


 

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Argomenti: formazione aziendale, coaching aziendale, efficacia professionale