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Pensi di essere multitasking? Forse ti stai sabotando!

Pubblicato da: Salvatore Errante il 03.01.2019
Salvatore Errante
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multitaskingOggi siamo abituati a passare da un’attività all'altra e da un dispositivo all'altro con estrema naturalezza e facilità, sia in ambito lavorativo che nella vita privata.

Forse stai leggendo questa pagina perché hai cliccato un post sui social media, magari hai ricevuto un’email e il titolo ti ha incuriosito e hai contemporaneamente altre finestre aperte nel tuo browser, per gli scopi più disparati. Ma non solo pagine internet, potresti avere un messaggio di posta da completare o una presentazione da terminare.

Tutto ciò significa essere multitasking? Scoprilo nelle prossime righe, insieme ai segnali per valutare se ti stai auto-sabotando.


Multitasking o mono-tasking?

Nel video che segue, il designer Paolo Cardini invita il pubblico del TEDGlobal a considerare l’opzione di eseguire un compito alla volta, abbandonando l’abitudine al multitasking che non sempre produce i risultati sperati. 

Cercare di seguire diverse attività contemporaneamente, purtroppo, ha un impatto sulla nostra efficacia e sulla qualità dei risultati che otteniamo.

Il motivo è semplice, è richiesta molta energia per spostare il focus da un compito all'altro e riattivarci per eseguirlo, recuperare il punto a cui eravamo rimasti, pianificare i prossimi passi e in questo modo l’efficienza viene meno.

 

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Quando abbiamo la sensazione di avere troppe cose da fare, tendiamo naturalmente a procrastinare le più complesse, finendo per essere poco produttivi.

Vediamo quali sono i segnali del multitasking che sfocia in auto-sabotaggio, con alcuni consigli per creare delle abitudini più efficaci.

Attivare la modalità multitasking senza pianificare le priorità

Quando siamo particolarmente impegnati e viviamo una situazione di stress, solitamente iniziamo a lavorare sui compiti dalla scadenza più vicina, senza troppo badare a quali attività abbiano effettivamente la priorità.

multitasking - matrice eisenhower

La cosiddetta matrice di Eisenhower ci viene in aiuto nella definizione delle giuste priorità, perché molto spesso le urgenze non sono tali o, perlomeno, possono essere gestite in modo molto più semplice di quanto non crediamo.

Il consiglio, in questi casi, è di fare un passo indietro e osservare la situazione, analizzando l’effettivo valore delle attività e concentrandosi solo su quelle davvero importanti, provando a delegare dove possibile e a tralasciare le probabili perdite di tempo.

Iniziare a lavorare senza valutare le soluzioni

Un’altra conseguenza delle situazioni stressanti è l’incapacità di analizzare i compiti con lucidità e quindi non vedere la soluzione più semplice, anche se è sotto i nostri occhi.

Se quando riceviamo un compito, definito o percepito come urgente, non ci fermiamo a valutare le possibili soluzioni e le loro conseguenze, può accadere che ci ritroviamo sommersi dalle attività e complichiamo le cose, più di quanto non lo siano.

 

Il suggerimento per migliorare questa abitudine?

 

Di nuovo, fare un passo indietro e porsi delle domande. Cosa accadrà se ci comportiamo in un modo o in un altro? C’è un’opzione intermedia e forse più efficace? Così facendo, si esce dalla mentalità del “tutto subito” che genera un multitasking poco efficace e si introduce uno strumento di stop per agire in modo più concreto.

Anche la gestione delle pause non va sottovalutata, perché staccando per qualche minuto si dà alla mente l’opportunità di generare idee innovative e pensare fuori dagli schemi.

 


 

Se ti sei riconosciuto in uno di questi comportamenti, non devi necessariamente preoccuparti. Non sei solo e soprattutto non si tratta di difetti caratteriali di una singola persona. Sono abitudini diffusissime che si possono abbandonare piuttosto semplicemente. Come? Con la consapevolezza che si tratta di meccanismi automatici, piccole trappole che rischiano di compromettere la nostra efficacia.

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Argomenti: produttività aziendale, multitasking, gestione del tempo