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Perché il formatore aziendale deve sapere come apprende il cervello

Scritto da Chiara Gorla | 10.10.2017

Al centro dell’attività di apprendimento c’è il cervello, oggetto oggi di numerosi studi e ricerche che stanno rivelando dettagli sul suo funzionamento, poco conosciuti solo fino a qualche tempo fa.

Poiché le scoperte in ambito neuroscientifico ci hanno aperto letteralmente un mondo sul funzionamento dell’organo “chiave” per imparare, sapere come è fatto e come funziona può essere di grande supporto al formatore aziendale, soprattutto quando deve facilitare l’acquisizione non solo o non tanto di nozioni, quanto di comportamenti e abitudini nuove: le cosiddette soft skill.

Sarà questo il tema delle prossime righe, in cui vedremo come la conoscenza dei processi di apprendimento permetta al formatore di attivare le strategie di facilitazione più efficaci.

Perché è importante che un formatore aziendale conosca le modalità di apprendimento del cervello?

Conoscere il modo in cui il cervello apprende e crea nuovi circuiti neurali ci aiuta a capire come usarlo nella sfida di imparare.

Come suggerito nell'infografica relativa al concetto di Growth Mindset, la Dott.ssa Carol Dweck ha dimostrato come la fiducia stessa di poter imparare sia la variabile fondamentale proprio per imparare e favorire lo sviluppo dell’efficacia personale, obiettivo cui, tra l’altro, aspirano le aziende quando attivano progetti di formazione.

Inoltre, la capacità di ciascuno di noi di apprendere non è fissa, ma cambia a seconda dell’impegno, dell’attenzione e del tempo che investiamo nella sfida di capire e imparare cose nuove. E questo è possibile proprio perché il nostro cervello letteralmente cambia e si trasforma mentre impariamo.

 

Cosa accade nel cervello mentre impariamo?

 

Le cellule nervose che compongono il cervello, i neuroni, sono organizzate in una complessa rete di comunicazione tra loro e con moltissime altre presenti in tutto il corpo.

Ciò che è stato dimostrato inequivocabilmente dalla ricerca neuroscientifica è che il cervello possiede la capacità di cambiare, proprio grazie all’apprendimento e l’esperienza: questa caratteristica è chiamata neuroplasticità.

A differenza di quanto si credeva fino a qualche tempo fa, inoltre, anche nel cervello degli adulti continuano a formarsi nuove cellule neurali, che a loro volta, formano nuove connessioni con altri neuroni. E alla nascita di nuovi neuroni, e allo sviluppo delle nuove connessioni tra loro, contribuiscono anche nuove esperienze e nuovi apprendimenti. Gli stessi cambiamenti che hanno luogo nel cervello mentre impariamo portano a una prestazione mentale migliorata. Di fatto, diventiamo “più intelligenti” anche in senso fisico, proprio grazie all’apprendimento.

Come può il formatore aziendale trarre vantaggio dalla plasticità cerebrale?

Occorre tenere in considerazione alcuni aspetti chiave del processo di apprendimento e includerli nel progetto di formazione affinché questo raggiunga gli obiettivi desiderati e condivisi dall’azienda e i partecipanti siano in grado di mantenere nel tempo le nuove (e più efficaci) abitudini. 

  • Il primo elemento critico è l’attenzione: chi prende parte a un percorso formativo d’aula, a un percorso di coaching o outdoor training, trarrà maggiori benefici in relazione al grado di attenzione e focalizzazione che investirà nell’attività. Il formatore, a sua volta, deve sapere come mantenere alta l’attenzione, il coinvolgimento e la focalizzazione lungo tutto il processo di formazione
  • Un secondo elemento, che supporta tra l’altro l’attenzione, è la motivazione che, come abbiamo visto, ha un ruolo fondamentale nel processo di apprendimento
  • L’esercizio ripetuto, spesso sottovalutato ma altrettanto importante, aiuta a consolidare quanto acquisito. La ripetizione, meglio se dilazionata nel tempo, è un fattore determinante nella costituzione di nuove connessioni. Se invece un’esperienza viene vissuta una sola volta, la nuova conoscenza o abilità non riuscirà a consolidarsi. A contrario, quando la connessione neurale è attivata ripetutamente con l’esercizio, diventa più forte ed efficiente e, con il tempo, basterà una minima stimolazione per attivare la risposta.
  • Altra componente essenziale è la fiducia nelle proprie capacità: la acquisiamo confrontandoci con sfide che percepiamo come calibrate rispetto alle nostre possibilità attuali, ma allo stesso tempo sufficientemente sfidanti da consentirci di fare un passo avanti nella crescita di una abilità o di una competenza.

Imparare, in conclusione, trasforma fisicamente il nostro cervello e lo rende più veloce ed efficiente.

 

 

Il formatore aziendale ha spesso il compito di supportare le persone ad acquisire quelle competenze ormai ritenute indispensabili per adattarsi ai cambiamenti rapidi e continui che coinvolgono non solo l’organizzazione o l’impresa in sé, ma anche il  mercato e l’economia globale.

L’intervento formativo è tanto più efficace quanto più è parte di un progetto a lungo termine, di una cultura aziendale di evoluzione continua, che promuova lo stimolo e lo sviluppo di competenze efficaci. 

Il supporto di un formatore qualificato può sostenere concretamente le aziende nel raggiungimento dei risultati desiderati, perché è in grado di creare le migliori condizioni di apprendimento per i partecipanti. 

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