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Gli elementi da non dimenticare nel progetto di formazione aziendale

Scritto da Salvatore Errante | 19.12.2019

Il primo passo determinante nella riuscita di un progetto di formazione aziendale è la definizione degli obiettivi che si desidera raggiungere. In quest’ottica, può essere d’aiuto l’utilizzo dello schema degli obiettivi S.M.A.R.T. - acronimo che rappresenta le caratteristiche di specificità, misurabilità, accessibilità, realismo e rispetto del tempo.

Alcuni esempi? Incrementare la produttività e il fatturato, vendere di più, superare le sfide del cambiamento organizzativo sono obiettivi piuttosto generici, tuttavia raggiungibili al verificarsi di determinate condizioni. Scopri come ottenere i risultati di apprendimento desiderati, nell'articolo che segue.

I 3 ruoli essenziali per il successo della formazione aziendale

Nelle aziende, capita che l’approccio alle società di formazione e coaching sia carico di aspettative, quasi si trattasse di figure dotate di poteri magici, per risolvere con un colpo di bacchetta ogni tipo di situazione critica.

La struttura mentale dei collaboratori non può essere modificata con un corso di formazione, né è possibile stravolgere completamente paradigmi e abitudini consolidati da anni di lavoro sempre uguale a sé stesso.

Il ruolo del formatore è uno dei 3 componenti di un triangolo capace di determinare il successo della formazione aziendale, gli altri 2 sono rappresentati dal committente – l’imprenditore o il dipartimento HR che si attivano per il progetto di training – e dai partecipanti.

 

 

Dopo avere individuato insieme gli obiettivi del progetto, il formatore può proporre al committente i contenuti e il metodo che serviranno per raggiungerli.

Il coinvolgimento dei partecipanti avviene ben prima dell’inizio dell’evento di formazione, con colloqui individuali e di gruppo per generare fiducia nei confronti del progetto e del coach. In quest’ottica, anche il committente ha un ruolo centrale, sia prima che dopo le attività di training.

La comunicazione degli obiettivi serve proprio a eliminare la barriera del pregiudizio che si può insinuare nei collaboratori, a causa di un senso di inadeguatezza che porta a chiedersi dove abbiano sbagliato e perché abbiano bisogno di un corso, soprattutto quando il focus non riguarda nozioni tecniche o linguistiche.

Tuttavia, la centralità del ruolo del manager si mantiene anche dopo l’aula, perché può diventare a sua volta coach, contribuendo al mantenimento dei risultati del corso.

Un altro supporto a questo allenamento delle competenze è rappresentato dai colleghi: è quello che chiamiamo peer to peer coaching, in altre parole delle sessioni di mantenimento che vengono organizzate tra quei colleghi che nel corso dell’evento formativo hanno lavorato in coppia. In questo modo, è come se il metodo venisse trasferito dal coach della società partner ai singoli partecipanti, in un circolo virtuoso di miglioramento continuo.

Quanto conta la motivazione nell'apprendimento?

Ecco un altro ingrediente da non dimenticare: la motivazione. Si tratta di un concetto sempre più decisivo per le aziende che sono sempre alla ricerca di strategie per alimentarla, in virtù del suo legame molto stretto con l’incremento della produttività.  

In assenza di motivazioni, imparare qualcosa di nuovo rappresenta una difficoltà estremamente complessa da superare. Se invece c’è entusiasmo nei riguardi dell’argomento o dell’attività in programma, l’apprendimento diventa spontaneo, proprio come il gioco dei bambini, attraverso il quale imparano diversi comportamenti essenziali.

Nel caso degli adulti, non è tanto nel divertimento che si può trovare una motivazione sufficientemente forte, quanto nella volontà di conseguire un titolo accademico, migliorare una competenza, prepararsi a un nuovo ruolo professionale o avanzare di livello.

In questo modo, le motivazioni determinano il giusto livello di concentrazione e aiutano i partecipanti ai corsi di formazione a non fermarsi al primo ostacolo.

Quando invece il progetto è imposto o non è comunicato in modo efficace dal manager al collaboratore, la motivazione è reattiva e le emozioni a essa collegate saranno negative, causando stress. Se, al contrario, la motivazione è proattiva, viene generata internamente all'individuo che desidera migliorarsi ed esprimere al massimo il proprio potenziale, le sensazioni collegate riusciranno a creare senso di responsabilità e il partecipante si impegnerà per raggiungere gli obiettivi.

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A garanzia del raggiungimento degli obiettivi e, soprattutto, della durata nel tempo dei risultati ottenuti, il progetto formazione aziendale ha bisogno di una struttura coerente, per creare le migliori condizioni di apprendimento.

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